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Identità sessuale: femmina o maschio?

Identità Sessuale- Studio Marangoni Lodi - Psicologo Mirandola

Identità sessuale: femmina o maschio?

Dott.ssa Benedetta Micol Marangoni

Psicologa Psicoterapeuta e Sessuologa Clinica

IDENTITA’ SESSUALE

Identità sessuale. Femmina o maschio?

Il rapporto uomo-donna si basa sull’ identità sessuale che ognuno di noi ha costruito a partire dall’infanzia.

Identità sessuale. L’essere e sentirsi appartenenti all’uno o all’altro sesso, la nostra identità sessuale, ha favorito molteplici studi psicologici e altrettante riflessioni nelle varie discipline umane. l’ identità non appartiene al singolo individuo e non è mai uguale a se stessa. Un ruolo fondamentale infatti è dato dalla cosiddetta “socializzazione primaria”, quel periodo dell’infanzia  in cui il bambino forma la sua identità a partire dal fatto che assume e fa propri i ruoli delle persone che si prendono cura di lui. L’identificazione con i genitori è praticamente automatica, e porta ad interiorizzare una certa visione del mondo, ovvero una certa cultura, un insieme di idee, regole, codici, valori e comportamenti.

Identità sessuale. Una evoluzione continua

Nel processo di socializzazione secondaria propria dell’età adulta, l’ identità è già formata, ma in continua evoluzione: tutto ciò che è nuovo “impatta” con ciò che è stato già acquisito, diventando a sua volta parte integrante dell’ identità. L’ identità quindi non è mai acquisita una volta per sempre, ma è un processo aperto e dinamico che si costruisce nelle interazioni ed è continuamente rimessa in discussione. L’individuo, infatti, forma la propria identità differenziandosi dagli altri (con  l’elaborazione della diversità) e mantenendo una continuità con sé stesso, ma ha contemporaneamente  l’esigenza esistenziale di essere riconosciuto dalle altre persone.

L’identità non è mai acquisita una volta per sempre, ma è un processo aperto e dinamico che si costruisce nelle interazioni sociali.

Identità sessuale. Il bisogno di appartenenza

L’ identità  (e quindi anche l’ identità sessuale) è sempre appartenenza: a una società, a un sistema culturale, a un gruppo, a una famiglia o a un luogo. Se da un lato l’ identità si crea a partire dalla reciprocità con l’altro, va sottolineato che altrettanto rilevante è il ruolo del riconoscimento. L’ identità (e quindi anche l’ identità sessuale) infatti non deriva automaticamente da ciò che gli altri pensano di noi, ma dal modo in cui noi pensiamo di apparire agli altri. Ciò che un soggetto vede nello specchio non è mai del tutto uguale a come egli effettivamente appare agli altri, ma è sempre l’esito di una riflessione su di sé, di un’interpretazione, di un autoriconoscimento. Il nostro modo di vederci è in larga misura il riflesso della maniera in cui ci vedono gli altri e della maniera in cui noi sappiamo che gli altri ci vedono.

Identità sessuale. I condizionamenti sociali

Vi è una distinzione tra sesso biologico e genere sociale: un bambino nasce con il primo e sviluppa il secondo. La qualità delle relazioni che si instaurano all’interno della famiglia è un fattore determinante nella costruzione dell’ identità. La famiglia è decisamente il primo e più importante veicolo di trasmissione di prescrizioni e regole su cui trovano fondamento le dimensioni costitutive dell’ identità sessualmente connotata. Per l’individuo l’ingresso nella società è caratterizzato e connotato dall’assegnazione ad una precisa categoria sessuale (maschio/femmina) sulla base, al momento della nascita, della conformazione degli organi sessuali.

 

La qualità delle relazioni che si instaurano all’interno della famiglia è un fattore determinante nella costruzione dell’identità.

Successivamente tale assegnazione diventa uno status che segnala l’appartenenza ad un genere attraverso specifici indicatori, come la scelta del nome, l’abbigliamento appropriato e l’uso di precisi simboli e segni –  basti pensare al colore del fiocco (rosa o azzurro) esposto alla nascita.

Le principali aree di socializzazione nelle quali gli adulti assumono comportamenti diversi a seconda del sesso del bambino, con notevoli ricadute dal punto di vista della determinazione del sistema comportamentale del bambino/a risultano essere:

  • le scelte dei giocattoli: gli adulti incoraggiano i bambini a scegliere i giocattoli ritenuti adatti al proprio sesso;
  • l’ambito delle emozioni: gli adulti sono più pronti a discutere i sentimenti con le femmine che con i maschi;
  • gli stili di gioco: i maschi sono incoraggiati e le femmine dissuase ad impegnarsi in giochi attivi ed energici;
  • l’aggressività: viene data più attenzione all’aggressività e all’affermazione dei maschi, il che fa si che i maschi giochino in modo più aggressivo delle bambine essendo più violenti e manifestando aggressività fisica. Questo va a determinare un sistema processuale in cui si rinforzano dei comportamenti che vengono interiorizzati e che quindi a loro volta rinforzano la costruzione dell’ identità di genere.
  • l’assegnazione dei compiti: ai maschi vengono assegnati compiti domestici stereotipicamente considerati come maschili, alle femmine quelli che vengono considerati di stretta pertinenza femminile.

E’ possibile affermare che se non intervenissero queste forme di socializzazione primaria, per gli esseri umani non esisterebbe alcuna struttura naturale, definita e rigida di femminilità e mascolinità. Sono le pratiche messe in atto dalle figure genitoriali, quei sistemi di regole e aspettative differenziate secondo il sesso (che rientrano ormai nella consuetudine quotidiana), a riproporre e perpetuare un modello di società che stabilisce come individui maschi e femmine devono/dovrebbero agire e comportarsi.

Identità sessuale. Le relazioni affettive

Identità sessuale - Modelli di attaccamentoAltro fattore che condiziona fortemente lo sviluppo dell’ identità (e quindi anche dell’ identità sessuale) è lo sviluppo affettivo e relazionale. Lo sviluppo del concetto di ha inizio a partire dai legami di attaccamento con la formazione dei modelli operativi interni. Si tratta di rappresentazioni mentali delle relazioni con le figure di attaccamento (solitamente i genitori), con la funzione di veicolare la percezione e l’interpretazione degli eventi da parte dell’individuo, consentendogli di fare previsioni e creare aspettative sugli accadimenti della propria vita relazionale.

Ainsworth evidenzia il ruolo dei modelli di attaccamento (sicuro, insicuro-ambivalente e insicuro-evitante) sul comportamento infantile e sullo sviluppo del concetto di sé. Diversi sono infatti gli studi che sottolineano quanto i modelli di attaccamento influenzino la funzione esplorativa, le rappresentazioni mentali delle relazioni, i comportamenti di accudimento, la scelta del partner e il funzionamento della relazione di coppia (Carli, 1995).

Pur sottolineando la multifattorialità degli aspetti che incidono sullo sviluppo del sé e dell’ identità di genere, diversi studi evidenziano l’importanza della qualità delle prime relazioni affettive del bambino. Questi studi pongono in risalto l’importanza dei processi di identificazione e la qualità del sostegno emotivo offerto dai genitori nella crescita dei figli, ma anche l’importanza della qualità delle relazioni che si instaurano all’interno della famiglia e all’interno della coppia genitoriale.

Identità sessuale. Il ruolo materno

Tradizionalmente, la persona che si prende cura del bambino nei primi mesi di vita, in modo più sostanziale, è solitamente la madre. La madre dunque rappresenta la persona con cui si stabilisce il primo legame affettivo importante. Poiché per entrambi i sessi la persona che si prende cura del bambino è una donna, le dinamiche interpersonali che presiedono alla formazione dell’ identità di genere sono diverse per il bambino e per la bambina.

Identità sessuale. Attaccamento e separazione

La formazione dell’ identità sessuale femminile avviene nel contesto di un rapporto senza fratture. Madre e bambina appartengono allo stesso sesso: l’esperienza dell’attaccamento affettivo si sviluppa contemporaneamente al processo di identificazione. 

Al contrario i maschi, nell’identificarsi come appartenenti al sesso maschile, distinguono la madre da sè stessi, rinunciando in parte all’oggetto d’amore primario, e al senso di legame empatico e intimo che c’è invece tra madre e figlia femmina. Per il bambino e per l’uomo la separazione e l’individuazione sono legate in modo decisivo all’ identità di genere, in quanto per lo sviluppo dell’ identità maschile è essenziale la separazione dalla madre. Per la bambina e per la donna invece, i problemi di femminilità o di identità femminile non dipendono dall’aver realizzato la separazione dalla madre o dal progredire del processo di individuazione.

A differenza di ciò che accade nel maschio, che pur avendo avuto come primo oggetto d’amore una donna, si deve staccare da lei per identificarsi con il sesso di appartenenza, la bambina ha, oltre ad un rapporto d’amore, un rapporto di identificazione con la madre.

L’individuazione della donna avverrebbe quindi sulla base dell’attaccamento, mentre quella dell’uomo sulla base della separazione.

Le modalità di interazione  tra maschi e femmine, di conseguenza si costituisce facendo riferimento allo stile di attaccamento. Poiché la mascolinità si definisce attraverso la separazione e la femminilità si definisce attraverso l’attaccamento, l’ identità sessuale di genere maschile potrebbe risultare minacciata dall’intimità, mentre l’identità di genere femminile potrebbe risultare minacciata dalla separazione.

Nelle donne viene individuata la costruzione del “Sé in relazione” mentre negli uomini la costruzione del attraverso l’autonomia e la separazione.

Identità sessuale. Verso un rapporto di coppia sano

Identità sessuale- Rapporto di coppia sanoAvere un rapporto di coppia “sano” e paritario suppone quindi un grande sforzo che non solo implichi la rinuncia dei diritti acquisiti ma metta in discussione le proprie abitudini, la propria identità; anche modificare comportamenti e atteggiamenti, cambiare la propria mentalità. Nel caso dell’uomo, presuppone anche la disponibilità a modificare comportamenti e atteggiamenti, a cambiare la propria mentalità per poter accettare la parità con una donna e non vederla minacciosa o sottomessa.

Cambiare significa anche trasformare, dentro di sé e socialmente, i miti maschili patriarcali che agiscono come potenti resistenze ai cambiamenti e all’incorporazione di nuovo ideali. Per una cultura maschile di non violenza e di tolleranza è importantissimo offrire nuovi spazi in cui gli uomini possano vivere nuovi ruoli, esprimere i loro sentimenti contraddittori verso le donne, le proprie difficoltà per i cambiamenti e possano sviluppare la loro capacità di empatia e di cura.

Scarica l’articolo della dott.ssa Marangoni

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